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Piero Gadda Conti passava le vacanze in un vecchio castello di Levanto, che è divisa da Monterosso dalla galleria ferroviaria che passa sotto il Mesco.
Montale, racconta il Nascimbeni, "Saliva fin lassù affrontando la lunga scalinata dalla parte del mare nelle ora più canicolari e tutto vestito di scuro. Non era il tipo da magliette balneari. Si rinfrescava poi nel cortiletto interno, areato da una feritoia, che era chiamata la finestra del Bacchelli, perché quello spiffero gli era gradito quando capitava per qualche giorno."
Il compagno più assiduo di Montale per fare escursioni nelle 5 Terre e nell'entroterra di Levanto era Carlo Linati, tra i due era sorta una bella amicizia, entrambi un poco chiusi, caratteri indipendenti e antiretorici.
Linati più istintivo e di primo slancio, Montale più riflessivo, ma non taciturno, come crede chi lo conosce poco.
Quando è al sicuro tra i suoi amici, Montale non disdegna battute umoristiche e sarcasmo tagliente.
Tutto paesaggio e amore d'aria aperta il Linati, assai più fondato criticamente e culturalmente il Montale: entrambi buoni divulgatori della letteratura inglese.
Linati, scrittore lombardo, aveva parecchi anni più di Montale, ma il salmastro gli svegliava velleità giovanili e riavviava ormoni.
Piero Gadda, Linati e Montale, fecero nell'estate del '26 o del '27, il sentiero che da Levanto conduce a Portovenere, una summa pedestre dell'estrema Liguria fino all'affacciarsi, con la Chiesa di San Pietro, al canale della Palmaria, alla vista del Tino e del Tinetto.
Raccontano di avere assaporate quelle terre, tutte su e giù, nel sole d'agosto, per quelle scalinate color creta; dopo Monterosso, dove Montale era di casa, Vernazza con il delizioso porticciolo, Corniglia più alta e distesa, e poi un poco di spiaggia di ciottoli fino al cimitero di Manarola, e poi sotto terra con gallerie pedonali, a Riomaggiore dove si fermarono a discorrere con una una vecchietta che si vantava dii essere stata modella di Telemaco Signorini.
La Via dell'Amore tra Riomaggiore e Manarola non esisteva ancora. - neppure adesso tranne un piccolo tratto, chiusa per frana.
Da Riomaggiore, passando per il cimitero e attraverso i vigneti, sono saliti al Santuario di Monte Nero.
Da quel piazzale si apprezza ancor di più il borgo e la marina di Riomaggiore, già sulla sinistra appare lo scoglio del Ferale.
Proseguirono verso il Monte del Telegrafo e poi da Campiglia presero il sentiero che conduce a Portovenere.
Dopo aver dormito poco e chiacchierato tanto, si fecero un bel bagno nei dintorni della "Grotta di Byron" - che il regime in odio alla perfida Albione aveva chiamato grotta Arpaia - una magnifica parete verticale di rocce, con incastonato il cimitero di Portovenere faceva da cornice.
In quella conca, allora trasparente e selvaggia, Montale sbalordì i due amici provando e riprovando la sua voce che rimbalzava ingigantita tra le pareti di roccia.